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Ultimo aggiornamento: 22/02/2012
LA POSTA AUSTRIACA A ROMA
Vito Salierno

Affascinanti per i risvolti diplomatici e storico-politici sono le vicende di un ufficio di posta a Roma, prima veneto, poi milanese, quindi austriaco, a seconda degli avvenimenti che si sono susseguiti nei secoli dal medioevo ai primi decenni dell'Ottocento. Se ne sono interessati molti studiosi, chi sotto l'aspetto giuridico, chi sotto quello diplomatico, chi sotto quello storico-politico, chi sotto quello postale in senso stretto e chi sotto l'aspetto marcofilo, cioè dei bolli impiegati nel breve periodo di tempo d'uso dal 1802 al 1809.
Agli inizi il problema investe la Curia romana ed i Papi in prima persona, in particolare Pio V, poi gli avvocati Giuseppe Benetti, concistoriale, e Carlo Fea, commissario all'antichità. Successivamente Pio IX e il cardinale Ercole Consalvi prima e dopo il Congresso di Vienna da una parte e il principe di Metternich dall'altra sotto l'aspetto giuridico-diplomatico.
Nella seconda metà del Novecento il problema è appannaggio degli specialisti che lo affrontano sotto l'aspetto storico-politico: Wilhelm Beck nel 1959 e Silvio Furlani con gli studi settoriali condotti tra il 1946 ed il 1951 e con quello specifico nel 1987.
Infine l'aspetto storico-postale e marcofilo fu ampiamente trattato da Mario Gallenga nel suo monumentale lavoro del 1988.
Scopo di questo lavoro è stato quello di fare un riepilogo del materiale noto, integrato da documenti scarsamente reperibili e da inediti dell'Archivio di Stato di Milano.

ISBN: 88-85335-76-4
978-88-85335-76-9

64 pp. - brossura - ed. 2004
collana "Ritrovati"
In italiano

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Cod. 1685E
- EUR 16,00