Libri e cataloghi
Al servizio dell'imperatore: Simone Tasso
Nel Cinquecento assicurò il suo supporto a Milano, maneggiando “la merce più preziosa del periodo, la posta”
La copertina del libro propone il ritratto di Simone Tasso (1478-1562)
“Simone Tasso e le poste di Milano nel Rinascimento”, firmato da Giorgio Migliavacca e Tarcisio Bottani, è il sesto libro edito dal Museo dei Tasso e della storia postale. Museo che -ha detto il sindaco di Camerata Cornello, Francesca Giudici, nell'incontro di presentazione ospitato venerdì alla sede della Regione Lombardia- ha aggiunto nuove sale e recentemente ha ottenuto il riconoscimento dal “Pirellone” come raccolta museale di interesse regionale. L'obiettivo -ha precisato- “è promuoverlo non solo dal punto di vista del significato storico ma anche turistico”.
Il volume, bilingue italiano-inglese, si articola in 242 pagine a colori (prezzo di copertina 40,00 euro) ed offre, tra l'altro, un'introduzione di Clemente Fedele, fra gli animatori dell'Accademia italiana di filatelia e storia postale. Racconta la storia di Simone Tasso (1478-1562) e del suo ruolo nel campo postale.
“La prima parte -ha spiegato Tarcisio Bottani- è generale e riguarda la famiglia dei Tasso”, la stessa dei poeti Bernardo e Torquato. La seconda si concentra sul protagonista, mentre la terza è una raccolta di documenti, provenienti soprattutto dalla Bergamasca, quasi tutti inediti. “I Tasso sono noti dal 1200” e già un secolo dopo si occupavano di poste. È Janetto che nel 1492 fa il grande balzo, avvicinandosi a Massimiliano I d'Asburgo. “Il documento segna l'inizio della posta europea”; a regime, la famiglia avrebbe servito l'intero continente, ad esclusione delle Isole Britanniche e della Francia, fino al periodo napoleonico. Anzi, in Germania avrebbe resistito ancora per l'Ottocento, come dimostrano i francobolli dei “Thurn und Taxis”, traduzione tedesca per “Della Torre e Tasso”. Poi, con un forte indennizzo, anche tale rete sarebbe stata assorbita dal Secondo Reich del cancelliere Otto von Bismarck.
Tornando al Cinquecento, ecco Simone, nipote di Janetto, che si sarebbe occupato dell'incarico in Italia. “Maneggiava -ha precisato Giorgio Migliavacca- la merce più preziosa del periodo, la posta”. Una volta insediatosi a Milano, vi rimase come mastro generale della poste, fedele ai suoi referenti politici del momento: “tra questi, due imperatori e tre re, compresi Massimiliano I, suo figlio Filippo I, e poi Carlo V e Filippo II”. Contemporaneamente, gestiva il servizio spagnolo a Roma. Le sue prestazioni garantivano una velocità superata solo, molto tempo dopo, dai treni. Scrivendo, si aspettava la risposta immediatamente; questo sistema veloce “ha dato impulso al Rinascimento”, ponendo le basi per il graduale passaggio “dalla posta dei re alla posta di tutti”.
Due immagini della presentazione a Milano presso la sede della Regione Lombardia: in alto i relatori (da sinistra il sindaco di Camerata Cornello, Francesca Giudici, e gli autori, Tarcisio Bottani e Giorgio Migliavacca); in basso i presenti all'incontro












