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Marcia indietro; la Cassa depositi e prestiti non sarà banca
Scelto un nuovo team, con Franco Bassanini alla presidenza e Massimo Varazzani come amministratore delegato
Tutto -o quasi- come gli analisti avevano supposto. Il rinnovo della Cassa depositi e prestiti, avvenuto in due tranche tra giovedì scorso ed oggi, ha di fatto reimpostato il futuro della struttura, garantendo le premesse per sviluppare, accanto al tradizionale supporto finanziario in favore degli enti locali, quello per le grandi opere. Ed accantonando, dunque, le ipotesi avanzate qualche mese fa, volte a trasformare la società in una vera e propria banca.
Il 6 novembre l'assemblea degli azionisti (composta per il 70% dal ministero dell'Economia e delle finanze, per il restante 30% da fondazioni) aveva modificato lo statuto, introducendo la figura dell'amministratore delegato.
Oggi, invece, si è riunito il consiglio di amministrazione, cooptando alla carica di ad, “e conferendogli ampi poteri per la gestione della società”, Massimo Varazzani: un lungo passato ai piani alti nel settore bancario e non solo, ma anche docente di economia aziendale, consigliere ministeriale e membro dell'organismo di vigilanza della stessa Cassa. Il suo nome già circolava da giorni.
Contemporaneamente, l'organo ha accettato le dimissioni, finora non considerate scontate, del presidente Alfonso Iozzo. È stato sostituito dal suo vice, Franco Bassanini. Professore ordinario di diritto costituzionale, ex parlamentare ed ex ministro, è conosciuto soprattutto per le leggi riguardanti la riforma della amministrazione italiana, basata sui principi di decentramento, snellimento delle procedure, autocertificazione, informatizzazione, contrattualizzazione del lavoro pubblico.
Cambio di rotta per la Cassa depositi e prestiti












