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Ultimo aggiornamento: 14/02/2018
LE MARCHE MUNICIPALI D'ITALIA
Dalla loro introduzione fino alla fine del 1881
M.Carlo Diena

PRESENTAZIONE di Paolo Vaccari

1999 - Parigi in occasione di Philexfrance.
Dopo alcuni giorni di visita alla mostra mondiale, un amico mi chiese se lo accompagnavo a visitare un "mercatino" di libri in un rione della città. Accettai senza indugio e, giunti sul posto, mi misi anch'io alla ricerca di qualcosa che potesse suscitare la mia curiosità.
Trovai un libro quasi più senza rilegatura ma con un titolo e l'indicazione dell'autore assai accattivanti: Les Timbres Municipaux d'Italie di M. Charles Diena!
Traducendo e vedendo di cosa si trattava mi venne spontaneo giudicarle Marche Municipali per Segreteria.
Era fuor di dubbio, considerato l'argomento trattato, che si trattava del Carlo Diena fratello del Grande Maestro della Filatelia Italiana, Emilio Diena, che per molti anni aveva vissuto in Francia, a Nizza in particolare, ma non ero a conoscenza che avesse scritto questo catalogo.
L'acquistai assieme ad un sacchetto pieno di "timbres municipaux d'Italie".

La catalogazione inizia dall'introduzione di queste marche (1865) e si ferma al 1881, in quanto il catalogo porta la data di edizione del 1883. Trattasi di una elencazione, senza prezziario commerciale, di quanto esistente per quegli anni.

Vaccari s.r.l. propone ora la ristampa con la traduzione in italiano di questo catalogo che, con quanto trattato, si può inserire a pieno titolo nel collezionismo minore, certamente meno nobile della filatelia, ma assai interessante per vari motivi; primo fra tutti perché "profuma di antico", poi è pur sempre un uso imposto dai Comuni, o se preferite una tassa, che è ancora in uso.

Scorrendolo, si possono vedere le "tasse" di Segreteria che a quei tempi venivano applicate, e conseguentemente riscosse, anche nelle località che oggi sono oggetto di ricerca per le cartoline illustrate e le timbrature sia in periodo prefilatelico sia filatelico.
Proprio per il motivo sopra esposto, e cioè il "profumo di antico", posso azzardare a pensare che anche le marche di segreteria possano essere collocate a corollario di quella documentazione, la più completa possibile, che tutti i collezionisti ricercano.

PREMESSA di Carlo Diena

Lo dico subito: non ho per nulla la pretesa di presentare ai filatelici un lavoro completo, nonostante abbia fatto del mio meglio per raccogliere, per quanto mi sia stato possibile, ogni tipo di informazione relativa alle marche fiscali emesse dai municipi d'Italia. Se si pensa alle difficoltà che ho incontrato ad ogni passo, spero non si darà un giudizio troppo severo su questo lavoro.
In effetti, non si tratta di emissioni regolate da decreti ufficiali; non ci sono quasi notificazioni al pubblico, e nemmeno disposizioni manoscritte. I municipi possono utilizzare infatti il mezzo a loro più comodo per riscuotere le imposte a loro dovute; possono emettere o non emettere marche, ed è loro piena facoltà sostituire una serie con un'altra, cambiare i colori, ecc., senza comunicare niente al pubblico.
Prendendo spunto, come mi è stato giustamente consigliato, dalle opere apparse sui francobolli rurali russi, devo far notare che la mancanza di documenti ufficiali deriva dal fatto che le marche municipali, contrariamente ai francobolli russi, non sono ad uso del pubblico. Solamente gli impiegati dei municipi hanno l'incarico di apporle sui documenti e di riscuotere le relative tasse, secondo le disposizioni della Legge comunale del 20 marzo 1865.
In conformità a questa legge, il Regolamento del 15 novembre 1865 (Art.45) ha stabilito i diritti da riscuotere da parte degli uffici dello Stato Civile dei comuni sugli atti consegnati dai suddetti uffici. Precedentemente, il Regolamento dell'8 giugno 1865, sempre in applicazione della stessa Legge comunale, aveva determinato i diritti di segreteria (n° 6 e 7 della Tabella 3 allegata al regolamento citato).
È inutile pubblicare in questa sede tale legge e i regolamenti in quanto contengono solo una nomenclatura sterile e priva di interesse. I lettori potranno consultarli se interessati. Vorrei semplicemente indicare che è facendo riferimento a questa legge e a questi regolamenti che i comuni hanno emesso delle marche.
La legislazione filatelica potrebbe essere paragonata allo scheletro che serve agli antropologi per i loro studi: è sicuramente una guida che mostra il percorso da seguire. Nel caso in cui la legislazione filatelica sia inesistente o alquanto incompleta, non si può che andare per tentativi. La difficoltà risiede soprattutto nello stabilire le date d'emissione: per individuarle bisogna ricorrere, in mancanza d'altro, a documenti quali lettere e fatture dei litografi e degli incisori; bisogna qualche volta affidarsi ai ricordi di un impiegato, e non andare oltre.
Ci tengo ad informare gli appassionati che non ho trascurato di fare dei tentativi accurati per ottenere informazioni più esatte possibile: se ho potuto inserire in questo catalogo solo un numero limitato di documenti ufficiali è perché generalmente ci si è attenuti a disposizioni verbali.
Sono consapevole del fatto che eminenti filatelici mi hanno preceduto in queste ricerche, ponendovi ogni cura e attenzione; ma sono stato incoraggiato ad intraprendere questo lavoro dalla certezza che c'erano rimasti ancora molti punti oscuri da chiarire, e che altri ritrovamenti erano possibili. Mi riferisco agli studi del Dott. Magnus e di Moens apparsi sul Timbre Fiscal, e sul Bulletin de la Société Française de Timbrologie, n° 9 del settembre 1877, sul Descriptive Catalogue of the Revenue Stamps of Italy, pubblicato da Walter Lee Brown nel 1878, e alla preziosa monografia, rimasta incompleta, che questo filatelico americano ha fatto uscire sul Philatelic World di Brooklyn.
Ho approfittato anche delle ricerche di questi signori: completandole e modificandole ho potuto redigere questo catalogo.
Come ha detto Brown, la classificazione in ordine politico-geografico, già adottata per i francobolli rurali russi, deve essere accolta senza esitazioni per le marche municipali: sono perfettamente sicuro che riceverà l'approvazione unanime dei miei colleghi.
Si può constatare che utilizzando le marche municipali il controllo è reso più facile, le frodi divengono più difficili, la perdita di tempo è minore, e vorrei aggiungere ciò che mi hanno fatto giustamente notare, e cioè che di solito si paga più volentieri un'imposta ricevendo un documento sul quale siano state apposte una o più marche: la gente generalmente è più tranquilla, è sicura che non le sono stati rubati dei soldi.
Tutto ciò ci porta a credere che l'uso di marche particolari per la riscossione dei diritti comunali verrà adottata da un numero sempre maggiore di municipi italiani. Si può quindi dire che, nel giro di qualche anno, la collezione delle marche municipali d'Italia raggiungerà un numero elevato di marche. Da ciò deriva l'interesse a raccogliere tutte le informazioni relative alle prime emissioni e a segnalare tutte le particolarità delle marche, prima che l'ampiezza del soggetto da trattare porti a difficoltà maggiori. Lo stesso interesse ci induce a dire qualche parola su una frode che si è fermata al suo inizio, ma che è comunque bene far conoscere.
Su incarico di un negoziante fiorentino, Smorti e Pineider, litografi a Firenze, oggi falliti, avevano intrapreso la stampa delle cosiddette prove di stampa per le marche municipali. Essi avevano ricevuto l'incarico di produrre le marche riprodotte in colori diversi con tutte le possibili varietà tramite la combinazione delle cornici, dello stemma e dei valori che comportava la produzione delle marche ufficiali. Inoltre, erano non dentellate e punteggiate. La maggior parte dello stock, che non era ancora stata consegnata, è stata venduta ad un negoziante onorevole che, dopo aver riunito alcune collezioni, si tratta di circa 2.400 varietà che resteranno nelle mani degli appassionati, come testimonianza della frode, decise di distruggere il resto. Sfortunatamente, il litografo non si era fatto scrupolo di vendere alcune di queste marche, e se sono state segnalate nei cataloghi e nelle riviste è perché non era ancora chiaro quali fossero i colori e le altre caratteristiche delle marche adottate. Risulta quindi importante far conoscere agli appassionati quali siano le città in cui le marche sono state riprodotte: Caltanissetta, Sinalunga, Castelfranco di Sopra, Bitonto, Sora, Montescudaio, Villarosa, Porto S.Marco, Santa Croce Camerina, Mistretta, Castellamare del Golfo, Catanzaro, Comiso, Acireale, Cortona, Pistoia, Viareggio, Monreale, Castelnuovo Berardenga, in tutto diciannove municipi. Le marche sono buone, ma le prove in questione devono essere considerate di pura fantasia.
Vorrei concludere questa breve premessa ringraziando sinceramente tutti coloro che mi hanno aiutato con la loro cortese collaborazione ed esprimendo il desiderio che uno dei membri della Società in Spagna voglia occuparsi delle marche municipali di quel paese: si potrebbe scrivere una monografia vasta e interessante.

ISBN: 88-85335-66-7
978-88-85335-66-0
Cod. 1499E
- EUR 25,00

118 pp. - ill. b/n - formato cm 17x24 - brossura - ed. 2002 - 1a rist. 2011
collana "Ritrovati"
In italiano

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